Nel tempio milanese delle medicine naturali e alternative – fitoterapia, omeopatia, ayurvedica, cinese, antroposofica, aromoterapia etc etc – ogni giorno d’aperura 800, 1000 persone affollano uno spazio di 150 mq (altri 150 ospitano il laboratorio) e, in lunghe file, aspettano il turno.

Dietro il bancone un team di 10 giovani dottori diretto da Andrea De Zanetti, il titolare-guru della Farmacia Legnani, rispondono alle più incredibili richieste. Altro che pannolini e psicofarmaci! Tra i 60 mila prodotti del catalogo Legnani si trovano dalle sanguisughe ai rasserenanti fiori dell’Alaska, dal D-Mannosio – uno zucchero estratto dal legno di betulla e del larice per chi soffre di cistiti da batterio Escherichia coli – al collagene naturale ottenuto dal pesce azzurro per sfiorite «sciure». E ancora. Dai sigari di Artemisia per Moxa, antica tecnica cinese che aiuta le donne a risolvere una gravidanza podalica allo jatamansi, varietà di valeriana che cresce in India e Tibet buona a combattere l’insonnia.

Solo effetti placebo o, ancor peggio, roba da ciarlatani? De Zanetti, 59 anni, una vaga somiglianza con Richard Gere, laurea in farmacia, gran passione per l’Oriente e la Cabala, un tipo che ogni giorno fa yoga e 6 km a piedi, è vegetariano («La dieta vegana crea troppe scompensazioni») e pratica il digiuno un giorno la settimana replica: «Il progresso a volte significa tornare indietro. Bisogna copiare e imparare dalla natura e guardare al passato per coglierne la parte migliore. Non giudicare ma osservare, studiare. Le medicine alternative hanno un approccio diverso: al centro non c’è la malattia ma la persona. Però non si tratta di fare guerre. Anzi. Possono anche affiancare la medicina tradizionale nella cura, per esempio, di patologie minori o per evitare il ricorso agli antibiotici ormai sconsigliati anche dall’Oms.

Prendiamo la riscoperta delle sanguisughe: non sono una stranezza ma una terapia post-operatoria molto seria. Dopo interventi ad alta tecnologia come riattaccare una mano amputata l’applicazione di sanguisughe che pompano sangue è assai benefica. Non esiste macchina capace di lavorare meglio di questi animaletti!».

È convinto Andrea De Zanetti che la vita sia regolata in cicli di 8 anni. Dopo la laurea e il primo lavoro in una farmacia a Boltiere (prov. di Bergamo) nel 1986 acquistò una bella farmacia nel città lumbard. «Dalla fine degli Anni 70 a Milano era cresciuto l’interesse per l’omeopatia e l’antroposofia ma altrove erano quasi sconosciute. A Bergamo non era facile trovare i prodotti. Creai un laboratorio e cominciai a fare le prime preparazioni galeniche». Tisane, pomate, sciroppi. Nella Padania dei capannoni industriali De Zanetti riscopre l’antica arte dello speziale. «Per anni i farmacisti hanno avuto vita facile con la mutua. Io ho scelto una strada più difficile». Successo&invidie dei colleghi.

Nel 2000, dopo 16 anni, De Zanetti decide di tornare a Milano e per «qualche miliardo delle vecchie lire» compra dai fratelli Riccardo e Libera Legnani la farmacia fondata da loro padre già nota per essere all’avanguardia sul fronte dei rimedi naturali. «In molti scommisero che non sarei durato più di un anno. Perché ho mantenuto il nome? Non amo comparire. Sono un timido». Sono trascorsi altri 16 anni, alla Legnani lavorano 34 persone; il 90% del fatturato è dato dai medicinali alternativi, soprattutto integratori, molti creati da De Zanetti che, notificati al ministero della Salute e ordinati sul sito della Legnani, vengono spediti anche all’estero. Curcuma, boswellia. «Purtroppo oggi per varie ragioni l’omeopatia è in crisi. Si chiede efficienza, velocità. Tutto ciò declinato al naturale vuol dire integratori. I migliori sono a base di erbe». Il farmacista che alla nevrotica metropoli dispensa melissa e passiflora non sembra però sereno. Chiuso il ciclo di 8 anni teme la costruzione di una seconda pista cliclabile nella via della sua farmacia. «Non si fermerà più nessuno». Fa yoga e non ama le bici? Attacca: «Con il materassino yoga occupiamo non più di 1 mq mentre Milano è già piena di piste ciclabili vuote!».

FONTE: La Stampa

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